Cortevecchia 2007 premiato con 93 punti da James Suckling

Share

Buone feste – Season’s Greetings

Vi informiamo che il saremo chiusi dal 24 Dicembre all’ 8 Gennaio 2012. L’enoteca rimarrà aperta nei giorni 24 e 30 Dicembre e 5 Gennaio. L’Osteria del Principe riaprirà da Marzo 2012.   

We would like to inform you that we will be closed from 24th December to 8th January 2012 .Our wine shop will be open on 24th, on 30th December and on 5th January. Osteria del Principe will reopen from March 2012.

 

Share

INIZIATA LA RACCOLTA DELLE OLIVE A VILLA LE CORTI

Da una settimana è iniziata la raccolta delle olive a Villa Le Corti ed è aperto il frantoio non solo per le esigenze della tenuta, ma anche per gli altri produttori del Chianti Classico.

Giuseppe Lucido, direttore di Villa Le Corti con, a sinistra Giuseppe Lucido, addetto alla pesa e Gabrio Torricelli, mastro frantoiano

«Quest’anno, la produzione, esclusivamente biologica, di olive sarà circa un quarto di quella del 2010 – ci dice Giuseppe Lucido direttore a Le Corti – in particolare, vista la bassa percentuale d’acqua presente, avremo una resa iniziale d’olio maggiore, pari al 14-15 per cento rispetto al 10-11 per cento dell’anno scorso.
«Abbiamo già avviato la prima campionatura alla certificazione Dop e dai  preassaggi effettuati, l’impressione è molto positiva.
È importante sottolineare che quest’anno, nella zona di San Casciano non si sono verificati attacchi di mosca e il frutto risulta quindi sano.
«Pur restando in attesa delle prossime piogge e del freddo, siamo sicuri di ottenere un alto livello di qualità».

 

Share

LE CONFEZIONI ALIMENTARI DI PRINCIPE CORSINI

Confezioni alimentari si intitola l’inedito catalogo di specialità, firmate da Principe Corsini. Accanto al vino e all’olio, prodotti nelle due tenute di Le Corti nel Chianti Classico e di Marsiliana nella Maremma grossetana, Duccio e Clotilde Corsini hanno deciso di applicare gli stessi criteri di qualità e personalità ad una serie di alimenti e condimenti, scelti solo tra quelli rigorosamente toscani e biologici.
Una preferenza che si era già manifestata con l’apertura, nel 2010, dell’Osteria del Principe, il ristorante agrituristico, ricavato all’interno delle monumentali cantine di Villa Le Corti.
I prodotti, oggi disponibili, sia nei punti vendita delle due tenute sia sul territorio nazionale attraverso enoteche, negozi di gastronomia e ristoranti che già offrono i vini e l’olio Principe Corsini, saranno prossimamente anche on line.
Per queste Confezioni alimentari, nome che ne sottolinea la cura intrinseca, Principe Corsini si è rivolto all’Officina Alimentare Italiana, condividendo il progetto con Maurizio Baschi.
Il catalogo, che comprende un ampio ventaglio di proposte, è diviso tra: gli Antipasti, le Creme, il Pomodoro & le Salse, Salse & Crostini, la Pasta, Legumi & Minestre, le Gelatine, l’Olio, l’Aceto, i Sali e gli Aromi, le Confetture, i Mieli, la Frutta sciroppata.
Vale la pena di sottolineare alcune caratteristiche esclusive come l’utilizzo nelle Salse di Capriolo e di Cinghiale di animali cacciati a Marsiliana o nella Salsa di fagiano, di volatili provenienti dalla Riserva di Renacci in Valdarno.
I Sali, ad esempio, aromatizzati al peperoncino, alle erbe, ai funghi porcini, al tartufo, al curry, provengono dalle saline di Volterra mentre le Gelatine, derivate dal Vino Chianti Classico, dal Vermentino e dal Vin Santo, ottime per accompagnare la degustazione sia di formaggi nelle diverse stagionature sia di insaccati, sono definite, non a caso, come “concentrato” ed “essenza” dei territori che ospitano le due tenute agricole.

IL CONCETTO DI TERRITORIO SECONDO DUCCIO CORSINI

 Dopo il vino e l’olio, prodotti nelle due tenute, la tavola di Principe Corsini si completa con una lista di prodotti alimentari. Un modo di salvaguardare un’altra fetta di territorio, di indentità?

Tutti i nostri prodotti dono fortemente territoriali. Anche la linea alimentare segue la strada che perseguo con insistenza da quasi vent’anni. Non significa essere “provinciali” o “campanilisti” ma molto semplicemente trasmettere anche attraverso il food sapori e colori della nostra terra: la Toscana.
Sono certo che si tratta di un altro passo nella salvaguardia del nostro territorio.

Tra le specialità che propone, qual’é la linea o il prodotto che le sembrano più innovativi?

Gli ingredienti che propongo non sono innovativi e forse, in questo mondo che corre a velocità sconsiderata, questa è la vera novità. Clotilde ed io non proponiamo una piazza congelata o un piatto pronto, ma gli strumenti che in cucina ricollegano la Toscana.
Al cuoco di casa di fare il resto!

 

 

 

Share

ULTIME SCOPERTE A MACCHIA BUIA E POGGIO ALTO

Non manca molto alla chiusura degli scavi, quando la terra diligentemente spazzata sarà rimessa al suo posto come si rimboccano le coperte ad un letto.
L’emozione di scavare e di ricoprire credo siano uguali per le archeologhe di Marsiliana, la tenuta di Principe Corsini, nella Maremma grossetana. L’improvvisa, desiderata, vicinanza con la scoperta si placa nel gesto di restituire al tempo e al buio la scena dell’indagine.

L'archeologa Silvia Pallecchi all'interno della tomba di Macchia Buia

Mentre scavano e puliscono, incrociando il lavoro dei clandestini, la leggerezza e la precisione che mettono nei gesti non è solo una regola del mestiere, ma anche – lo riconoscono – un pudore, un rispetto per le cose del passato. Non cose e basta, ma sopravvivenze d’altre vite dove la pietà, nel caso di una tomba, vale l’emozione di immaginare attraverso la pianta e i reperti le abitudini di una casa o l’attività di un opificio.
In fondo, tutto quello che si recupera in uno scavo, dal frammento in sé di un oggetto alla sua disposizione sul terreno, serve a contemplare la realtà più evanescente, quella del tempo, nell’illusione concretissima di seguirne il cammino.
A volte, come a Marsiliana, la vertigine del passato si rovescia in un presente appena trascorso, dando l’impressione di come il tempo giochi con se stesso, giri su un asse invisibile, mostrando e nascondendo quelli che, comunemente, potremmo definire ricordi.
Era successo nella Casa delle anfore, con la capanna e il focolare di un brigante o di un taglialegna, è ricapitato in uno dei tumuli della necropoli di Macchia Buia (VIII–VII sec. a.C.) ampio una decina di metri, scavato da Silvia Pallecchi, docente di Metodologia della ricerca archeologica dell’Università di Grosseto.
Prima di individuare la sepoltura etrusca le mani dei volontari hanno disseppellito un paio di scarpe, una forchetta di metallo, un cucchiaio di ottone, dei piatti di ceramica bianca decorata, all’interno di una capanna del Novecento, per la cui costruzione erano state riutilizzate le stesse pietre.
Scendendo più basso, sotto la volta crollata del tumulo, è apparsa una delle tombe con i resti di vasellame e le ossa del defunto. Per il momento non è ancora chiara la posizione del corpo, probabilmente di un uomo, che potrebbe essere invertita rispetto al tradizionale orientamento con la testa a nord. Già solo questo dettaglio, importante perché simbolico, rende unico e irripetibile lo scavo in corso, nonostante segua a distanza di anni la “visita fiscale” dei tombaroli.

Affiorano i resti del defunto

Una seconda casa?
Non lontano da Macchia Buia, buia di nome e di fatto per l’esuberanza della vegetazione mediterranea, si trova Poggio Alto con la sua Casa delle anfore (VI-V sec. a.C.), forse non più sola.
Sul lato occidentale della fattoria, che misura venti metri per venti, è emerso una sorta di vicolo all’estremità opposta del quale ricompare, oggi, un muro che si sviluppa per la stessa lunghezza del precedente.
Un magazzino, un annesso agricolo, un’altra fattoria speculare alla prima, la residenza principale di questo insediamento? Troppo entusiasmante e troppo presto per dirlo.Ma le sorprese riservate all’etruscologa Elena Santoro e ai suoi collaboratori, non si limitano al nuovo muro.
Indagando gli ambienti della Casa delle anfore sono emerse altre anfore etrusche, riconoscibili per la particolare modanatura del collo e del piede oltre a un piatto d’argilla, spezzato ma ben conservato, che aiuterà a identificare la zona residenziale, non lavorativa, della casa.

Un'anfora che dà il nome alla casa di Poggio Alto

Ancora più importante ai fini della ricerca è un muretto di tegole, munito di un piccolo varco, spuntato all’interno del lato nord della costruzione. Qualcosa di insolito che, al momento, potrebbe indicare o una vasca di decantazione o di stoccaggio.
L’analisi del terreno aiuterà a scoprire se ci sono resti organici, utili a capire la funzione del manufatto.

Aes rude, bronzo grezzo
Infine, sembra che il pezzetto di metallo, trovato in uno degli ambienti, possa essere un esempio di aes rude, primitiva forma di monetazione in uso nell’Italia centrale preromana.
Aes rude che in latino significa «bronzo grezzo» non aveva forma né peso determinati ed era usato in un’economia ancora prevalentemente di scambio.
Lasciare la Casa delle anfore procura una sensazione forse più strana rispetto ai tumuli circolari che disegnano il sottobosco di Macchia Buia.
L’austera bellezza della necropoli impressiona, ma è la casa con le sue stanze a cielo aperto, il leccio centenario piantato al centro a far da tetto, il perimetro accennato dell’ipluvium, ad accorciare le distanze tra noi e gli antenati di Marsiliana.

Nicola Dal Falco

 

Share

INTERVISTA IN VIAGGIO A DUCCIO CORSINI

Guardare il mondo dall’altra parte dell’Atlantico è sempre interessante. Quale sono le sue impressioni?

Il sole sorge molto più tardi che da noi. Nonostante il periodo difficile che ci accomuna mi pare che l’ottimismo sia il punto di forza di questo grande Paese.

Da toscano e da italiano quale riflessioni le suggerisce il mondo californiano del vino?

Ci accomuna la passione per quello che facciamo. In aggiunta direi che, da loro, prevale il business. Dal punto di vista stilistico siamo molto diversi e questo è un bene.
I produttori di qualità stanno percorrendo con maggiore decisione la strada dell’individuazione prima di tutto geografica e territoriale per poi esprimerla nel loro vino.

Cosa piace di più dei vini Principe Corsini?

Il carattere. Di Le Corti mi sono sentito dire che è un Chianti. Non hanno la percezione della differenza tra Chianti e Chianti Classico. Tuttavia, quando un americano si riferisce al Chianti pensa al Chianti Classico, al sangiovese, «by the book».
Quel libro ancora non l’ho trovato, ma condivido la loro sensazione.
Marsiliana e Birillo si avvicinano, forse, di più al loro gusto e sono molto divertiti all’idea di come un Bordeaux blend risulti cosi distante dal Bordeaux.
A Las vegas per esempio comprano Marsiliana, definendolo: the Tuscan Style Bordeaux

Quale è stato, finora, la domanda più sorprendente che le hanno rivolto? e il giudizio più lusinghiero?

Tutte le domande sono in qualche modo sorprendenti e stimolano la risposta e quindi a riflettere.
Il commento più lusinghiero sta nell’occhiata complice; come a dire: finalmente un vino che non segue la moda.

 

Share