IL LESSICO DEL VINO

di Duccio Corsini

Anche chi scrive di vino deve ormai percepire un senso di disagio e se addirittura il satiro in tv ne sbeffeggia il linguaggio, vuol dire che è tempo di trovare una nuova strada per evitare di restare impantanati in un gergo. Il modo attuale di descrivere il vino non mi piace al punto che l’unica cosa che guardo nelle guide è il punteggio che otteniamo. Lui si funzionale. Provando, perciò, a leggere qualche guida mi sono imbattuto in alcuni “versi liberi”. Non è importante citare né la fonte né il vino che ha dato ispirazione. Basta solo rileggere, leggere sillabando, ciò che viene scritto per provare una punta di imbarazzo.
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Cuoio inglese?
Si scrive che il rosso rubino di quel vino è compatto e luminoso con lampi granato mentre l’enologo direbbe semplicemente riflessi, ma anche i due aggettivi sembrano elidersi, compatto si dice di una cosa soda, con molecole tenacemente unite insieme… Si riscontra poi un profumo di cuoio inglese. Inglese? L’80% del cuoio viene conciato a Santa Croce sull’Arno da pelli provenienti dall’Argentina. Sempre in tema di profumo ecco la mora matura - che capisco - accostata a tabacco da pipa, quindi dolciastro come la maggior parte dei tabacchi da pipa e ai fiori. Quali? In un altro punto, si cerca di contenere la genericità, usando un’espressione elegante: sfumature di frutta. Poi, ecco, ravvisato del carbon fossile, sotto il naso e alla bocca di tutti, nonostante che da tre generazioni non lo si utilizzi più. Avrei preferito: lapis, graffite.

Cipria e tannini di razza
Altrove, colpisce la definizione di spunti balsamici, di farmacia? O, la proustiana cipria della nonna. L’elenco di dissonanze può proseguire con scatola di sigari (fatte normalmente in cedro) e bacca di eucalipto. Eucalipto? Pianta legata alle bonifiche costiere e non certo alle colline dell’entroterra. Il meno melodioso e buffo è certamente: tannini di razza. La sensazione è che, come nel calcio, goal direbbe già tutto e cercare a tutti i costi delle alternative vale quanto menare il can per l’aia.

Nobili produttori e vini del territorio

Il Marsiliana 2005 a Villa Favorita

Il Marsiliana 2005 IGT Maremma Toscana ha rappresentato Principe Corsini durante l’incontro BCM (Bordolesi Cabernet Merlot) tra nobili produttori a Villa la Favorita, non lontano da Vicenza. Un’occasione per degustare circa trecento vini e fare il punto su cosa rappresenti oggi il taglio bordolese e quanto ha ancora senso definirlo tale per almeno tre ragioni. La prima è che in alcune zone, i vitigni bordolesi sono presenti da cinquant’anni, acquistando ormai caratteristiche proprie; la seconda l’interesse riscosso dai vitigni in purezza, soprattutto il merlot; la terza dal fatto che la vocazione dei singoli territori ha fatto emergere riusciti abbinamenti con vitigni locali. Particolarmente interessanti i dati forniti da Eugenio Sartori dei Vivai Rauscedo, in cui si riscontra un calo sul mercato delle barbatelle di vite dei vitigni bordolesi dopo l’apice raggiunto nel 2002-2003.
bbd_1116-copia-3thumbnail.jpg «Anche in questo incontro tra nobili, imparentati dal comune destino di agricoltori - sottolinea Duccio Corsini - l’aspetto più importante è quello dell’identità che si manifesta attraverso il terroir. Su questo punto ci riconosciamo e siamo determinati a produrre qualcosa di molto caratterizzato che sia semplice e al tempo stesso globale, cioè eccellente. Rispetto al modello Bordeaux, vale la pena di ricordare che il vino nasce in Asia e si diffonde nel nord Europa e in Spagna grazie a Roma. Un giro che oggi torna, in termini di esperienza e di innovazione, per così dire al mittente, regalandoci una grande varietà, tipicamente italiana. Per quanto mi riguarda, a Marsiliana, nella Maremma grossetana, non ho impacchettato e trasferito le scelte fatte nel Chianti, ma ho battuto la strada che consideravo più interessante per tradurre in vino l’emozione e la verità di quel luogo».

LO SCOPO DEL VINO

di Duccio Corsini

Se lo scopo del vino è di trovare, ritrarre il paesaggio da cui nasce, è possibile che, arrivati ad una certa approssimazione e fatte salve le condizioni fluttuanti legate al tempo e ad altre congiunture, il prodotto non evolva più? Il senso della questione potrebbe anche essere rigirato in questo modo: quale è il vino che esprime questo territorio? A tale domanda, che mi viene spesso rivolta, rispondo che non lo so? O meglio, so che il territorio sta nel vino, ma so anche che non esiste una categoria certa, ab aeterno a cui riferirsi. Il mio vino risponde in prima persona della mia integrità: la terra è lì, ho piantato e coltivato, ho raccolto uva eccellente e non ho fatto nulla in vigna e in cantina per alterare i dati di partenza. Il vino è il risultato di una combinazione di cinque elementi: il microclima, le caratteristiche del terreno, l’esposizione, il tipo di vitigno e l’azione dell’uomo. Nel breve periodo, controlliamo la coltivazione, dalla potatura alla raccolta; nel medio, entro l’arco di 2-3 stagioni, possiamo aggiornare o cambiare il modello di potatura e scegliere altri vitigni. Alla fine, lo scopo del vino è di fare un prodotto che coniughi la qualità e l’identità. L’identità dipende dal territorio e dalla fattoria. Da noi, è il sangiovese a caratterizzare il Chianti, da lì si parte, arrampicandosi, grandino su gradino fino a definire dei vini che abbiamo una personalità coerente, il che significa siano identificabili con il territorio e con la fattoria che li produce. Oggi, il Don Tommaso rappresenta lo stato dell’arte della sperimentazione a Le Corti. Un vino estremo per cui abbiamo osato, insistito, cambiato strada. Quindi, puoi convincerti, sommando e sottraendo i risultati delle diverse annate. È come giocare a master mind, a mano a mano le possibilità si riducono e si arriva a capo del problema.
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Pensi da solo, ma giochi in due
Dal 1992, quando ho preso in mano la fattoria, ad oggi la differenza è abissale. Ero da solo con dei vigneti vecchi in cui, secondo la pratica antica, i vitigni erano mescolati tra loro con un 70% di rosso e un 30% di bianco. Si andava a scegliere l’uva in tutti i campi. Poi, abbiamo cominciato a individuare in che punti esatti crescesse l’uva migliore di un certo tipo, ripiantando campi di tutto sangiovese, tutto cabernet, tutto merlot, tutto colorino, ed eliminando il canaiolo. Dal 1999 in poi, le scelte in campagna e in cantina si sono ulteriormente precisate e con i vigneti è stato identificato il giusto blend. In particolare, per quanto riguarda il Don Tommaso, ciò che assiste il sangiovese, il suo per così dire sparring partner, è il merlot che in questo caso ha sostituito il canaiolo e il colorino. Dicevo della solitudine iniziale, superata con l’affiancamento di Giuseppe Lucido, nel ruolo di fattore e di Carlo Ferrini, in quello di enologo. Grazie a loro posso delegare e soprattutto giocare in due. Per le idee resti tu in perfetta solitudine, ma gli altri che scegli ti aiutano a correggere la mira: più in alto, più in basso come fa il “carichino” nella battuta al fagiano quando per fare centro non hai che tre-quattro secondi di tempo.

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Alla fine il vino è educazione

Tornando alla domanda iniziale, non esisterà mai un vino “finito”, perfetto, ma un vino che mi piace in cui ogni anno scopri una caratteristica tra quelle che reputi essenziali, sollevando progressivamente il velo che lo cela a se stesso. Quando avremo riunito insieme la maggior parte delle tessere, avrà buone chance per rappresentare degnamente la fattoria. Il problema, allora, sarà di non tradire più quel risultato. I vini verranno riconosciuti come figli, saranno tutti nati sotto lo stesso tetto. Altrimenti, vorrà dire che hai preferito correre la cavallina. Il vino è educazione: attaccamento a un progetto, costanza e integrità di intenti. La cosa vale tanto per la Fattoria Le Corti che per la Tenuta Marsiliana, dove prospera una famiglia diversa che si appoggia, invece, al cabernet.

I VINI DI FATTORIA LE CORTI SECONDO I TEDESCHI

Il periodico tedesco il Mondo presenta i vini di Fattoria Le Corti.

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DUE GIORNI A CAPRI

Principe Corsini partecipa, dal 5 al 6 dicembre, alla degustazione organizzata da Enzo Pollio, titolare dell’Enoteca segreta di Capri. L’incontro, a cui sarà presente Barbara Toschi, responsabile commerciale per l’Italia, ha per protagonisti tre etichette: Le Corti Chianti Classico 2006, Don Tommaso Chianti Classico 2005, Marsiliana IGT Maremma Toscana 2004. A questi si aggiunge anche l’Olio DOP Chianti Classico biologico 2008. I cinquecento invitati si ritroveranno all’Hotel San Michele di Anacapri, non lontano dal centro del paese e dalla seggiovia che porta nel punto più alto dell’isola. L’albergo fu costruito nella seconda metà dell’Ottocento in stile neoclassico, non lontano dalla casa-museo e dal magnifico giardino del medico e letterato svedese Alex Munthe. Uomo dai molti interessi acquistò dei terreni sul monte Barbarossa per offrire un rifugio agli stormi di uccelli migratori.

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UN BICCHIER D’ACQUA

Il colmo per un produttore di vino è fare bicchieri per l’acqua, ma la virtù del colmo sta nel ricavarli riciclando i vuoti. Ogni pezzo è ottenuto, tagliando la bottiglia a metà. Capiterà, allora, di imbattersi nel bicchiere nato da una bottiglia di acqua minerale o di champagne, ma soprattutto di Don Tommaso, Cortevecchia e Le Corti o di Marsiliana e Birillo. Più comuni i bicchieri di vetro bianco o verde foresta, molto più rari quelli marrone. Su tutti il blasone di casa Corsini o la scritta Principe Corsini. Disponibilibicchieri per l'acqua al prezzo di 8 euro l’uno.

GLI INDIRIZZI DI FIRENZE SU MARIE CLAIRE MAISON

Un’intero inserto da staccare e conservare all’interno del numero doppio (dicembre/gennaio) di Marie Claire Maison. A pagina 23 e 24, Duccio Corsini suggerisce 10 indirizzi preziosi nella sua città natale.marie-claire-maison.pdf