IL LESSICO DEL VINO December 21
di Duccio Corsini
Anche chi scrive di vino deve ormai percepire un senso di disagio e se addirittura il satiro in tv ne sbeffeggia il linguaggio, vuol dire che è tempo di trovare una nuova strada per evitare di restare impantanati in un gergo. Il modo attuale di descrivere il vino non mi piace al punto che l’unica cosa che guardo nelle guide è il punteggio che otteniamo. Lui si funzionale. Provando, perciò, a leggere qualche guida mi sono imbattuto in alcuni “versi liberi”. Non è importante citare né la fonte né il vino che ha dato ispirazione. Basta solo rileggere, leggere sillabando, ciò che viene scritto per provare una punta di imbarazzo.
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Cuoio inglese?
Si scrive che il rosso rubino di quel vino è compatto e luminoso con lampi granato mentre l’enologo direbbe semplicemente riflessi, ma anche i due aggettivi sembrano elidersi, compatto si dice di una cosa soda, con molecole tenacemente unite insieme… Si riscontra poi un profumo di cuoio inglese. Inglese? L’80% del cuoio viene conciato a Santa Croce sull’Arno da pelli provenienti dall’Argentina. Sempre in tema di profumo ecco la mora matura - che capisco - accostata a tabacco da pipa, quindi dolciastro come la maggior parte dei tabacchi da pipa e ai fiori. Quali? In un altro punto, si cerca di contenere la genericità, usando un’espressione elegante: sfumature di frutta. Poi, ecco, ravvisato del carbon fossile, sotto il naso e alla bocca di tutti, nonostante che da tre generazioni non lo si utilizzi più. Avrei preferito: lapis, graffite.
Cipria e tannini di razza
Altrove, colpisce la definizione di spunti balsamici, di farmacia? O, la proustiana cipria della nonna. L’elenco di dissonanze può proseguire con scatola di sigari (fatte normalmente in cedro) e bacca di eucalipto. Eucalipto? Pianta legata alle bonifiche costiere e non certo alle colline dell’entroterra. Il meno melodioso e buffo è certamente: tannini di razza. La sensazione è che, come nel calcio, goal direbbe già tutto e cercare a tutti i costi delle alternative vale quanto menare il can per l’aia.