Caccia al fagiano, ma all’inglese January 27
di Duccio Corsini
Renacci in Valdarno. Qui, un tempo si piantava il tabacco e oggi sulle prime colline si caccia il fagiano all’inglese in una riserva di ottocento ettari. L’Arno conclude la sua larga curva, scendendo dalle sorgenti del Falterona e dopo aver puntato a sud “risale” verso Firenze, contornando il massiccio del Pratomagno, chiamato così per le praterie che ne orlano il crinale. Questo tratto della Toscana è in tutti i sensi un punto centrale. Lungo la destra orografica del fiume sorgono due importanti pievi, la cui presenza segnala il passaggio di antiche vie di comunicazioni. Sul versante ovest del Pratomagno c’è la pieve di Gropina, con un fantastico pulpito di età longobarda. Era il punto di partenza della via Abdaversa che scavalcando il massiccio raggiungeva La Verna, poi la valle del Marecchia e Rimini. Ridiscendendo sul versante est, questa incrociava due altre strade romane all’altezza della pieve di Sant’Antonino a Socana, costruita sui resti di un grande santuario etrusco: la via Flaminia Minior che da Arezzo conduceva a Bagno di Romagna e la via delle Terme che collegava Laterina, altra stazione termale romana, sempre con Bagno di Romagna. A Renacci, cacciamo per sei giornate, dalla metà di ottobre a tutto dicembre.
Sorteggio delle poste
Un signore, compreso il sottoscritto, ne invita altri per una giornata di caccia che inizia alle 8.30 circa con un discorso in cui i partecipanti prendono conoscenza delle regole, poche, ma perentorie. Dopodiché, si sorteggiano le poste, pescando il cartellino con in nomi delle battute e la costa corrispondente: Cannucceto, Ponte nero, Buca dei ciliegi, Cimitero… Si fa fuoco sia al maschio sia alla femmina, allineanti su un’unica fila ad una distanza tra tiratore e tiratore di trenta-cinquanta metri, coprendo un fronte al massimo di mezzo chilometro. Ci si imposta, si cambia cioè luogo, quattro o cinque volte durante la giornata. Spariamo al volo con due fucili a disposizione e solo quando vedi il cielo. Il fagiano non è un uccello facile, perché vola alto e veloce, forse il più veloce di tutti. Qualità di cui ti rendi subito conto solo mirando, dal momento che è il doppio di una pernice.
Sessanta battitori
Una volta assegnate le poste e in posizione - si carica al suono della corna - i cacciatori attendono che i battitori, una sessantina, spingano verso di loro i fagiani. Per coadiuvare i fucili ci sono in tutto cento persone, compresi due angeli custodi: il carichino che porge l’arma, e il raccoglitore che libera, al momento opportuno i labrador per la cerca dei fagiani colpiti. Il carichino lavora in tandem e sorveglia il tiro, suggerendo più in alto, più in basso, più a destra… A Renacci, compriamo i pulcini di un giorno e li alleviamo in recinto fino a quando imparano a volare. Un fagiano vive in media 5 anni e a due è al massimo del suo vigore. Il 5% muore prima del lancio e un 30% durante il periodo di caccia. La gran parte rimane, quindi, in vita, nidificando, facendo nascere dei pulcini selvatici e guardandosi dai nemici naturali: volpi, cornacchie, poiane cinghiali e nutrie; altri, invece, scelgono il posto più tranquillo, il pollaio, restando poi per anni a guardarci. L’anno scorso, il 22 dicembre, è stata una di quelle giornate indimenticabile: tempo e selvaggina perfetti. Il tableau di capi abbattuti ha polverizzato i precedenti record. Non sono molte le signore che tirano e tra queste c’è Albiera Antinoriche spara molto bene.