LE NUOVE ANNATE AL VINITALY

«Partecipiamo al Vinitaly per presentare al mercato le nuove annate – spiega Duccio Corsini – annate che mettono in evidenza due aspetti fondamentali: la costanza nella qualità e un ulteriore miglioramento del prodotto. Come l’anno scorso, saremo presenti al padiglione Toscana (9) D-1, insieme a Marchesi Ginori Lisci. I vini che presenteremo a Verona sono quattro: il Cortevecchia 2006, il Don Tommaso 2006, il Birillo Vermentino 2008 e il Marsiliana 2006.
«I dati che abbiamo a disposizione – continua Duccio Corsini – indicano un andamento delle vendite, superiore alle aspettative. Dopo aver cambiato l’importatore americano nel 2007, ci attendiamo quest’anno un incremento negli Stati Uniti del 30 per cento. Contemporaneamente, stiamo ampliando la rete vendita in Italia, coinvolgendo nuovi agenti e distributori.
«Per quanto riguarda il Vinitaly, penso che l’aria di crisi porterà almeno un beneficio: quello cioé di eliminare i perditempo. Ci sarà una razionalizzazione dei contatti come si è visto già altrove e in altri settori. Più appuntamenti mirati uguale maggiore efficacia».

stemma

«Il Cortevecchia 2006 possiede carattere, stile e qualità in linea con l’annata presedente e capaci insieme di esaltarne il tratto tradizionale che distingue il concetto di Chianti Classico Riserva docg .
«Il Vinitaly offrirà anche l’occasione per un’anteprima del Don Tommaso 2006, il mio super Chianti Classico che nasce dalle selezione rigorosa delle uve sangiovese, a cui è stato aggiunto una parte piccola di Merlot. Un uvaggio che rappresenta il miglior frutto delle scelte operate in campo agronomico enologico, testimone del territorio e del mio modo di raccontarlo.
«Della Tenuta Marsiliana, nella Maremma grossetana, proponiamo il Birillo Vermentino 2008 che, dopo la quarta annata, manifesta un sostanziale progresso. Direi che se ne inizia a percepire il carattere appunto maremmano. Un vermentino, cioè, diverso da quelli sardi, della costa nord della Toscana o delle Cinque Terre. Ricordo che la fermentazione e la maturazione del Birillo non avvengono in legno, ma in vasche d’acciaio, garantendo quella sensazione predominante di freschezza.
«L’etichetta della bottiglia è stata ridisegnata, eliminando il blu carta da zucchero del precedente fondino, mentre il carattere usato rimane quello della Lettera 20, la macchina da scrivere portatile che usava mia nonno Tommaso e la stessa di Montanelli di cui era amico. L’etichetta, quindi, ricorda un foglio bianco scritto a macchina. Accanto al Birillo ci sarà, infine, il Marsiliana 2006, un rosso che ha superato le nostre attese per intensità, concentrazione e colore».

Bilancio e previsioni
«I dati che abbiamo a disposizione – continua Duccio Corsini – indicano un andamento delle vendite, superiore alle aspettative. Dopo aver cambiato l’importatore americano nel 2007, ci attendiamo quest’anno un incremento negli Stati Uniti del 30 per cento. Contemporaneamente, stiamo ampliando la rete vendita in Italia, coinvolgendo nuovi agenti e distributori.
«Per quanto riguarda il Vinitaly, penso che l’aria di crisi porterà almeno un beneficio: quello cioé di eliminare i perditempo. Ci sarà una razionalizzazione dei contatti come si è visto già altrove e in altri settori. Più appuntamenti mirati uguale maggiore efficacia».

birilllo

IL GIARDINO FORMALE DI VILLA LE CORTI

Conversazione con Oliva di Collobiano

Corsini, Sardo (Slow Food), Di Collobiano

Oliva di Collobiano, alias Andrea Borenstein, il giardiniere errante e smarrito del suo ultimo libro, parla e fuma con lo stesso metodo, pescando fili di tabacco e immagini che rolla nella cartina ben tesa. Il discorso prende così il largo, a volute dense e chiare, seguendo un proprio corso che sembra vago, ma non è. Da qualche anno, Oliva di Collobiano vive a Villa Le Corti e arrivando si è occupata di ciò che separa o piuttosto unisce la villa ai campi: da una parte lo spazio residenziale che comprende la cantina, il frantoio e l’orciaia, dall’altra la campagna coltivata a vigna e ulivo e in mezzo il giardino.
La presenza di queste colture e il fatto che si tratti di una produzione non industriale, ha permesso alla natura di mantenere un proprio contorno di siepi, più o meno profonde e spontanee. Qui, la mano dell’uomo corre più lieve, lasciando a se stessi i pendii in ombra, i lati del sentiero o di una strada. L’insieme, pur avendo un’impronta ben definita lascia assaporare la sensazione del tempo, quella di una visione e di un lavoro che ci hanno preceduti.

giardino Le Corti

Più asciutto, più giusto, più toscano

«Il mio compito – spiega Oliva di Collobiano – è stato di togliere i rimasugli, accumulati negli anni, salvando le rose vicino ai portali di passaggio, abbassando le siepi che fiancheggiano i cipressi, restituendo chiarezza al disegno del giardino formale, afflitto da piante, piantine, pianticelle. Ora, con la siepe di bosso ribassata, i quattro diosperi che fanno compagnia all’olivo, piantato per una lieta ricorrenza, è tornato più asciutto, più giusto, più toscano.
«Un giardino all’italiana come dicono gli inglesi, formale, ma meglio ancora toscano che a Le Corti svolge un ruolo tutt’altro che scenografico, mettendo due volte in evidenza l’idea da cui trae origine. Idea estetica e funzionale a cui ridurre una porzione di terreno, contigua alla casa di campagna e usata per avere a portata d’occhio e di mano le aiuole di aromatiche, quelle piante non curative, al massimo lenitive che addolciscono, profumano e insaporiscono la cucina dei giorni: rosmarino, salvia, melissa, pimpinella, camomilla. «Abbiamo tralasciato i limoni, sempre presenti nel giardino formale, perché sarebbe stata

necessaria troppa mano d’opera. Un giardino, quindi, utile, misurato e sobrio che fa, per così dire, da cerniera alla fuga di colline di fronte, da piano di passaggio e camera di compensazione con la campagna rurale vera e propria. Dobbiamo immaginarlo e viverlo così: come una sosta dello spirito e del corpo tra villa, fattoria e cicli lavorativi della terra. «In più, ed è la caratteristica di Villa Le Corti, questo giardino si trova qualche gradino più in basso del prato che fa da soffitto alle cantine seicentesche, costruite sotto la villa per sfruttare la termica del terreno. Solo un breve dislivello che agevola un passo sereno in direzione del fuori».

La bellezza del paesaggio è l’opera che vi si svolge

Il giardino formale nacque, quando l’Italia ancora non esisteva, tra Firenze e Siena. L’occhio che ne codificò la forma è quello di Peruzzi, Bramante, Raffaello. Molto dopo, nella loro discesa verso sud, piacque agli inglesi che lo chiamarono “all’italiana”. Ma torniamo a guardare la campagna di San Casciano Val di Pesa. Il giardino prende vita da lì.
«Arrivando a Le Corti – precisa Oliva di Collobiano – ho capito una cosa importante. Puoi leggere il paesaggio, podere per podere, dove ogni casa agricola ha il suo pino. Su questo ordito si tesse la trama delle stagioni con i loro colori e lavori corrispondenti. La vigna, poi, richiede uno studio costante, aggiustamenti, modifiche. Alla fine ti rendi conto che la bellezza del paesaggio coincide con l’opera che vi si svolge ogni giorno. «Anche il singolo sasso e qui la terra quasi ne ribolle, spaccando i macchinari, ha una sua qualità. Insieme alla fioritura degli anemoni sui ciglioni selvatici, alle macchie di querce, frassini e ontani o al grande mandorlo, lasciato crescere davanti casa .
«Cosa serve allora? Soprattutto pulizia, ordine che non vuol dire pratini rasati. Bisogna solo evitare la trasandatezza, quella sì, e per il resto c’è il vivere normale: foglie morte, polvere, spifferi… Ad esempio, la strada bianca che porta in villa. Asfaltarla sarebbe negare il posto in cui si è scelto di vivere».

Nicola Dal Falco

IMPRESSIONI DI VIAGGIO NEGLI USA

Ecco alcune brevi impressioni di Duccio Corsini di ritorno dagli Stati Uniti dove ha partecipato con i vini della Fattoria Le Corti al tour, organizzato dal Gambero Rosso.
«Senza dubbio c’è una grande crisi, aggiungerei soprattutto nella testa delle persone – sottolinea Duccio Corsini - la televisione martella giornalmente con notizie che hanno il tono del bollettino di guerra e i giornali aggiungono un ulteriore carico di incertezza e apprensione.
Duccio a Washington«Apparentemente, però, lo stile di vita non mi sembra cambiato un granché. Chiudono quei ristoranti che comunque avrebbero chiuso mentre quelli che andavano bene continuano ad essere pieni. A Los Angeles, purtroppo i vini dei produttori sono arrivati in ritardo e la presentazione ne è risultata condizionata.
«A San Francisco è andata molto meglio ed i vini c’erano. Lì, il mercato è sicuramente in crisi, ma noi stiamo crescendo. Insomma, c’è spazio per chi lavora bene, muore e sparisce chi lavora meno bene.
«Manhattan è, senz’altro, una storia a parte. La crisi, almeno in strada, non si vede. Sono stato alla fiera dell’arte, The Armory Show, ed era piena di visitatori e nonostante il costo del biglietto a 30 dollari, abbiamo fatto la coda per entrare. La sera, poi, il primo tavolo disponibile da Scarpetta era alle 22! Complice, forse, il primo giorno di primavera. In definitiva, resto ottimista nei confronti di un mercato che rappresenta il 30 per cento del nostro export».

Aspettando Tallin e Düsseldorf

«Stesso stato d’animo – continua Duccio Corsini – per i prossimi appuntamenti a Tallin, in Lituania, il 25 e il 26 marzo, e a Düsseldorf , in Germania, dal 29 al 31 marzo. La Lituania e le Repubbliche baltiche sono realtà sicuramente minori, ma sentiamo la necessità di aprire nuovi mercati, accanto a quelli rappresentati dai Paesi del G8, che possano contribuire alla costruzione della marca.
«La Germania rappresenta, invece, un mercato consolidato anche se in difficoltà come il resto d’Europa. Al Prowein convergono gli interessi del Nord e dell’Est Europa. I compratori dovranno decidere come spendere i loro soldi e pensiamo che saranno presenti, per ragioni geografiche, più qui che al Vinitaly , programmato per la settimana successiva. Da Dusserdorlf mi aspetto di portare a casa una sensazione diretta e personale del mercato tedesco e del nord Europa».

VISITA IN VILLA CON LA PADRONA DI CASA

«Ogni giro è diverso dall’altro – sottolinea Clotilde Trentinaglia De Daverio, richiudendo la porta a vetri di Villa Le Corti che si apre nel prato che fa da soffitto alle cantine seicentesche, sconfinando verso il giardino formale e l’orizzonte del Chianti – dipende dall’interlocutore, dalle domande e dalla giornata. La maggior parte dei visitatori resta entusiasta soprattutto per le cucine con il grande spiedo, i vecchi tegami, le caffettiere, per le cantine e l’orciaia, una delle più imponenti del Chianti Classico». La Villa

Il compito di accompagnare i visitatori in visita adella grande villa Corsini di San Casciano in Val di Pesa, costruita per produrre vino e olio, scelta insieme a Duccio Corsini come propria residenza e restaurata senza risparmio di mezzi ed energie, lascia trasparire un sorriso. Un’espressione di stupore e di soddisfazione per l’impresa in corso.

Come una conversazione
«Descrivere la Villa significa raccontare la storia della famiglia – continua Clotilde Trentinaglia De Daverio – facendo emergere con i fatti e gli oggetti un po’ del carattere e dello stile dei protagonisti. Come in una conversazione. Storia e storie mescolate insieme.
«Penso, ad esempio, al quadro in cui si vede Amerigo Corsini che parte in carrozza da Firenze, verso la fine dell’Ottocento. Il quadro ricorda l’inizio del viaggio, intrapreso per raggiungere la futura sposa, figlia naturale della regina di Spagna. Viaggio senza ritorno, perché egli, unico figlio maschio, morirà di tifo lungo la strada.
Salone Clemente

«Sono molti i temi legati alla visita. Nella sala del caminetto, acceso d’inverno, che un tempo era la sala da ballo, c’è il busto in marmo di Clemente XII, il papa che fece costruire la Fontana di Trevi a Roma, aprì al pubblico la Biblioteca Corsiniana e legalizzò il gioco del Lotto per finanziare il restauro dei monumenti e la costruzioni di ospedali, porti ed altre opere oggi dette infrastutturali. Su una parete campeggia il grande albero genealogico della famiglia, le cui prime notizie risalgono alla fine del 1100, quando giunsero a Firenze, provenienti dai dintorni di Poggibonsi. Nei due secoli successivi, divennero prima commercianti e poi banchieri come racconta la Cronica di Giovanni Villani, occupandosi anche di assicurare il naviglio commerciale dei primi armatori greci. Nella sala da pranzo, invece, gli stemmi sulle volte ricordano le donne entrate a far parte della famiglia e nella sala accanto, affrescata con un pergolato, un armadio a vetri conserva i vecchi giocattoli».

camino-le-corti.JPG

«Spero, presto – aggiunge la padrona di casa – di allestire una stanza come guardaroba, guardaroba di casa, per mostrare le stoffe, i lenzuoli di canapone, i tovaglioli di Fiandra che ho ritrovato in villa. Sarà ancora un modo per mostrarla viva e ricordare come ci si viveva».
corte interna - visita

Villa Le Corti è aperta al pubblico tutti i primi mercoledì del mese, escluso agosto; le visite guidate da Clotilde Trentinaglia De Daverio si svolgono dalle 10 alle 17.
La visita, compresi i giardini, dura circa un’ora e mezza. È possibile scattare foto e acquistare i prodotti della fattoria.
Per il resto dell’anno, si può visitare la villa dietro prenotazione e a pagamento:
visita villa, minimo due persone (7 euro);
visita cantina, frantoio e orciaia, minimo due persone (5 euro);
visita frantoio, orciaia con degustazione olio (10 euro);
visita cantina, frantoio e orciaia con degustazione 2 vini + olio + affettati (15 euro);
visita cantina, frantoio e orciaia con degustazione 2 vini + olio + light lunch (30 euro);
visita cantina, frantoio e orciaia con degustazione 2 vini + olio + lunch (35 euro).

Fronte VIlla

PER INFORMAZIONI
Villa Le Corti - Via San Piero di Sotto, 1 - 50026 San Casciano Val di Pesa (FI)
Tel. +39 055 82 93 01 - Fax +39 055 829 00 89 - info@principecorsini.com

PRINCIPE CORSINI A FUORI DI TASTE

Dal 14 al 16 marzo, Firenze ospita Taste, l’incontro sull’alta gastronomia, organizzato da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda e ideato da Davide Paolini. Sabato 14 marzo, nell’ambito di Fuori di Taste, Principe Corsini presenta i suoi vini in abbinamento ai prodotti della ditta modenese Maletti.

La degustazione avviene alla Bottega del gusto Amarù, in piazza Nazario Sauro 14r, a partire dalle 18.30.

Tra i vini in abbinamento ci saranno il Don Tommaso 2005, Le Corti, il Cortevecchia oltre all’olio Dop Chianti Classico.

Per informazioni: tel. 055.288197; info@åmarufirenze.it.

taste

STATI UNITI, ESTONIA, GERMANIA (PROWEIN)

I vini Principe Corsini in giro per il mondo

Viaggiano i vini Principe Corsini e insieme viaggia il gusto di due territori: una Villa con i suoi vigneti, Villa Le Corti a San Casciano e la tenuta Marsiliana, nella Maremma grossetana.
Per primo, un tour in collaborazione con Gambero Rosso, negli Stati Uniti, insieme a Cortevecchia 2005, tre bicchieri 2008, e Don Tommaso 2005, 2 bicchieri colorati, giunto quindi in finale.
Nell’America del nord è Henriot l’importatore esclusivo di Principe Corsini.
I tre incontri americani si sono svolti a Los Angeles, al The Fairmont Miramar Hotel che si affaccia lungo il boulevard Santa Monica; a San Francisco, al Fort Mason Center e a New York, al Metropolitan Pavillon.

Il 25 e il 26 marzo, invece, visita a Tallin, in Estonia, dove in un worshop aperto alla stampa, alle enoteche e ai ristoranti, saranno presentati Marsiliana 2005 e Birillo rosso 2006. L’iniziativa è promossa da I Grandi Vini della Costa Toscana.
E ancora, dal 29 al 31 marzo, è la volta del Prowein 2009 di Düsseldorf, nel padiglione 3, stand 3 J 140 di Stoppervini Enomarketing, rappresentante di Principe Corsini per i mercati svizzero, austriaco e tedesco. L’incontro prevede anche una cena con i piatti preparati da Niko Romito, cuoco 2 stelle Michelin del Ristorante Reale di Rivisondoli (Abruzzo) in collaborazione con lo staff del ristorante Rossini di Düsseldorf.

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International Wine Review Febbraio 2009

IL PIRRO DI BENVENUTI IN MOSTRA A PALAZZO PITTI

Dal 10 marzo al 21 giugno 2009

Pietro Benvenuti alla Corte di Napoleone e dei Lorena

Pietro Benvenuti (Arezzo 1769 - Firenze 1844) è il massimo protagonista dell’arte toscana negli anni che segnano il passaggio dal neoclassicismo al romanticismo. Allievo dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, completa la formazione a Roma dove dipinge i primi importanti saggi: la Giuditta per il Duomo di Arezzo e il Martirio del beato Signoretto Alliata per quello di Pisa.

Elisa Baciocchi (che dal fratello Napoleone Bonaparte ricevette il principato di Lucca e Piombino, poi il governo dell’intera Toscana) nomina Benvenuti pittore di corte e nel 1807 lo chiama a dirigere l’Accademia di Firenze, carica mantenuta fino alla morte.
Alla parentesi napoleonica risalgono alcune monumentali composizioni (La morte di Priamo, Il giuramento dei Sassoni, Elisa e gli artisti), che preludono alle grandi imprese decorative previste per l’ammodernamento di Palazzo Pitti, in particolare la Sala di Ercole (nell’ala oggi della Galleria Palatina) terminata durante la Restaurazione.
Benvenuti è anche uno straordinario ritrattista. In Toscana rappresenta lo stile affermatosi in ambito mitteleuropeo, sia nella messa a fuoco del carattere dei personaggi, sia nell’ambientazione. La sua vocazione classicistica si esprime compiutamente nella composizione di temi mitologici, che il pittore prepara con mirabili disegni, aventi spesso valore di opera autonoma. Leopoldo II di Lorena gli affida l’incarico di completare le decorazioni della cupola della Cappella dei Principi nella chiesa di San Lorenzo.
La mostra illustra dunque la storia artistica di Benvenuti, ne espone le opere più significative e le mette a confronto con quelle dei suoi primi maestri e degli artisti italiani e stranieri (da Giani a Sabatelli a Thorvaldsen) incontrati a Roma nella eccentrica e sperimentale Accademia dei Pensieri. La Sala Bianca della Galleria d’Arte Moderna é riservata all’esposizione dei dipinti degli anni napoleonici (in particolare ritratti e temi mitologici). L’allestimento ruoterà intorno al grande quadro di Pirro, di proprietà della famiglia del Principe Corsini, presentato per la prima volta al pubblico dopo un lungo e complesso restauro che ne ha rivelato le componenti stilistiche ricavate dallo studio di David e di Canova.
L’itinerario della mostra include anche la Sala di Ercole e termina con una sezione dedicata ai dipinti degli anni della Restaurazione, di genere per lo più storico-letterario con inflessioni di gusto troubadour. Il particolare interesse di queste opere emerge dal confronto con alcuni dipinti, di esplicita adesione romantica, dei contemporanei Luigi Sabatelli e Giuseppe Bezzuoli. Sono la prova che Benvenuti, maestro classicista, seppe almeno in parte condividere le istanze di veridicità avanzate dalla successiva generazione dei ‘moderni’, soprattutto dai Macchiaioli.

A cura di Liletta Fornasari e Carlo Sisi

comunicato stampa Firenze Musei

Il giuramento dei Sassoni

I VINI E L’OLIO PRINCIPE CORSINI SULLA TAVOLA DI SCUOCHI

Da quest’anno i vini Principe Corsini di Fattoria Le Corti e della Tenuta Marsiliana accompagneranno i cinque appuntamenti di Scuochi, 4 giornalisti in cucina “mangiati” da uno chef.
Il prossimo appuntamento il 17 marzo a Milano con Enrico Bartolini, del ristorante Le Robinie di Montescano, nella scuola della Cucina Italiana.
Il cuoco, toscano di nascita, ha ricevuto quest’anno la prima stella michelin.
I vini verranno selezionati e abbinati ai piatti dei quattro giornalisti che accetteranno la sfida. In tavola anche l’olio Dop Biologico.

ENRICO BARTOLINI SU PASTA LATINI E SU MANGIAREBENE

scuochi