UN VINITALY MENO AFFOLLATO E PIU’ COSTRUTTIVO

A bocce ferme, la mia impressione del Vinitaly è complessivamente positiva, superiore alle previsioni e capace, quindi, di aggiungere un tassello in più, corroborando una visione ottimista del futuro. Avevo qualche dubbio sul fatto che, quest’anno, gli importatori del Nord Europa partecipassero sia al Prowein sia al Vinitaly e invece c’erano.
Nonostante la crisi, l’interesse per il vino non arretra. Le presenze ai tavoli di degustazione, nel padiglione del Consorzio del Chianti Classico sono state costanti, pur seguendo un andamento progressivo che ha raggiunto l’apice tra venerdì e sabato per poi scemare la mattina di domenica e svanire nella giornata di lunedì.
Si è manifestata, quindi, la stessa, salutare, tendenza delle fiere dedicate alla moda. Meno folla generica o semplicemente curiosa - meno bande di alpini per intenderci - e spazio agli incontri di lavoro.
Una ristrutturazione che non nuoce, certo, a questo tipo di appuntamenti.
Personalmente, ho incontrato e parlato con operatori provenienti dal Lussemburgo, dalla Polonia, con clienti e clienti di clienti della Germania.
Abbiamo avuto anche nuovi contatti dal Brasile e dal Messico mentre, come mi aspettavo, non ho visto americani.
Insomma, un Vinitaly dove ha vinto la selezione che si traduce, soprattutto, in un risparmio di tempo.

Duccio Corsini

3 marzo al vinitaly