Guardare il mondo dall’altra parte dell’Atlantico è sempre interessante. Quale sono le sue impressioni?
Il sole sorge molto più tardi che da noi. Nonostante il periodo difficile che ci accomuna mi pare che l’ottimismo sia il punto di forza di questo grande Paese.
Da toscano e da italiano quale riflessioni le suggerisce il mondo californiano del vino?
Ci accomuna la passione per quello che facciamo. In aggiunta direi che, da loro, prevale il business. Dal punto di vista stilistico siamo molto diversi e questo è un bene.
I produttori di qualità stanno percorrendo con maggiore decisione la strada dell’individuazione prima di tutto geografica e territoriale per poi esprimerla nel loro vino.
Cosa piace di più dei vini Principe Corsini?
Il carattere. Di Le Corti mi sono sentito dire che è un Chianti. Non hanno la percezione della differenza tra Chianti e Chianti Classico. Tuttavia, quando un americano si riferisce al Chianti pensa al Chianti Classico, al sangiovese, «by the book».
Quel libro ancora non l’ho trovato, ma condivido la loro sensazione.
Marsiliana e Birillo si avvicinano, forse, di più al loro gusto e sono molto divertiti all’idea di come un Bordeaux blend risulti cosi distante dal Bordeaux.
A Las vegas per esempio comprano Marsiliana, definendolo: the Tuscan Style Bordeaux
Quale è stato, finora, la domanda più sorprendente che le hanno rivolto? e il giudizio più lusinghiero?
Tutte le domande sono in qualche modo sorprendenti e stimolano la risposta e quindi a riflettere.
Il commento più lusinghiero sta nell’occhiata complice; come a dire: finalmente un vino che non segue la moda.








