C’è chi fa il vin santo e chi lo produce potendolo intitolare a un santo per davvero: Sant’Andrea, santo di casa Corsini, nato nel 1301. Sua madre l’aveva sognato prima lupo e poi agnello, anticipando il corso degli eventi. Al giovane arrogante e spendaccione, in stile con i tempi e le possibilità della famiglia, ne succede un altro che a quindici anni, spinto sulla strada della preghiera, veste l’abito dei Carmelitani. Andrea sceglie l’umiltà e la mortificazione, indossando un cilicio cosparso di punte di ferro e questuando negli stessi palazzi di cui, prima, frequentava le feste. Uno zio cerca di convincerlo a tornare nel mondo, prospettandogli un matrimonio conveniente, ma lui rifiuta, invocando la pace del cuore.
La peste di Firenze
Così, dopo la sua ordinazione sacerdotale, sarà mandato a studiare a Parigi e già nel suo viaggio di ritorno mostra i doni della vocazione, guarendo alcuni ammalati. Giunse a Firenze proprio mentre imperversava la peste nera, quella descritta da Boccaccio, prodigandosi eroicamente. Nel 1348, fu eletto superiore provinciale dei Carmelitani e due anni dopo viene designato a succedere al vescovo di Fiesole, morto in seguito all’epidemia. Durante il suo ministero si distingue sia nell’opera di sostegno ai poveri sia nella guida del gregge, concentrandosi sul reclutamento e la preparazione dei sacerdoti. Difese le prerogative della Chiesa, dando esempio di austerità e portando a termine varie missioni di pacificazione.
Le spoglie a Firenze e una cappella a Roma
Morì nel giorno dell’Epifania del 1374. Le sue spoglie, sepolte nella cattedrale di Fiesole, furono trafugate dai suoi confratelli e portare nella Chiesa del Carmine a Firenze dove sono custodite in una cappella, eretta dalla sua famiglia. Fu santificato nel 1629 e un suo discendente, papa Clemente XII, gli ha dedicato una seconda cappella in San Giovanni Laterano. La sua festa si celebra il 7 gennaio nella città natale, il 9 gennaio dall’Ordine dei Carmelitani e il 4 febbraio dall’intera Chiesa. Forse ricordando il lupo che precedette l’agnello, i Fiorentini gli attribuiscono la vittoria nella battaglia di Anghiari contro i Visconti, quando dopo ore di lotta su un ponte un vento forte gettò la polvere negli occhi dei nemici, costringendoli a cedere.
Un’attesa di dieci anni
La vinificazione del Vin Santo del Chianti Classico doc segue un percorso lungo e complesso, quasi una causa di beatificazione che per queste bottiglie di Sant’Andrea Corsini è iniziata nel 1997. Le uve, vendemmiate in ottobre, sono state portate nell’appassitoio della fattoria e lasciate sui graticci un po’ più di tre mesi. All’inizio di febbraio vennero diraspate e strizzate in un vecchio torchio a mano. Il mosto fu, quindi, travasato in piccoli caratelli di rovere, sigillati con la ceralacca, dove ha riposato otto anni, passati i quali si è proceduto all’assemblaggio delle migliori botticelle. Una volta imbottigliato, ha ancora atteso un anno per affinarsi.
Oggi, di Sant’Andrea Corsini sono disponibili solo 1.300 bottiglie da 375 millilitri. Per farlo sono state scelte uve di malvasia e trebbiano toscano, coltivate in quarantanove ettari con una densità di circa seimila ceppi ad ettaro. Le viti, allevate a cordone speronato basso, sono esposte a sud, ad un’altitudine tra i 250 e i 350 metri sul mare.
Per ulteriori informazioni si veda la scheda tecnica Vin Santo 1997