Nella valle dell’Albegna che sbocca in mare tra il promontorio di Talamone e il Monte Argentario, dall’800 al 500 circa avanti Cristo, genti etrusche venute da Vulci trasformarono la piana in un importante zona di produzione agricola, commerciando il surplus di derrate con Liguri e Celti.
![Scavo_DSC_5285[1]](http://www.principecorsininews.com/wp-content/uploads/2011/09/Scavo_DSC_52851-300x184.jpg)
Un momento degli scavi in corso
Ai campi in basso corrispondevano le fattorie e le necropoli sui crinali delle colline.
Per chi guarda verso l’interno, il paesaggio è dominato dal poggio di Marsiliana con il
castello dei Principi Corsini, ultimo rilievo a picco lungo la riva sinistra del fiume.
Il poggio, abitato fin dalla
tarda età del bronzo come dimostra il ritrovamento di una capanna sul versante sud, ospitava il villaggio principale all’interno di un insediamento che si sviluppava su di una superficie complessiva di una cinquantina di ettari.
Per quanto visitata in lungo e in largo da cercatori clandestini, il patrimonio di oggetti e soprattutto di conoscenze che l’intera zona custodisce è inestimabile.
Lo dimostrano gli scavi, condotti sotto la direzione scientifica del professor
Andrea Zifferero dell’Università di Siena e di
Andrea Camilli della Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana.
I due cantieri, che resteranno in attività fino alla fine di ottobre, riguardano la
casa delle anfore, investigata dall’etruscologa
Elena Santoro, presidentessa dell’Associazione onlus
Etruria Nova , che coordina i volontari italiani e internazionali, e una delle grandi
tombe a circolo della necropoli di Macchia Buia, su cui si sviluppa il lavoro di
Silvia Pallecchi, docente di Metodologia della ricerca archeologica all’Università di Grosseto.
Nel primo caso, le ricerche in corso si sono concentrate su uno degli ambienti della grande fattoria da cui è, per il momento, emerso insieme a frammenti di anfore, di ceramiche e di un brocca ad impasto depurato, un dettaglio della copertura del tetto.
Si tratta di
un tipo particolare di tegola, il primo ritrovato quasi del tutto integro, che permetteva l’areazione e l’illuminazione della stanza.
Come era già successo con la casa delle anfore, che aveva restituito un frammento di vita molto più recente, attraverso i piccoli oggetti appartenuti ad un boscaiolo o ad un brigante, anche la tomba a circolo ha iniziato col svelare tracce a noi vicinissime.
Lungo il perimetro di pietre che delimita il tumulo, alto in origine più di due metri, è stata scoperta la base di
un capanno di fortuna, risalente ai primi del Novecento, col suo focolare e casalingo corredo di stoviglie.
Accanto al circolo è tornato alla luce anche il deposito che testimonia un’attività di scavo clandestina, risalente ai primi anni Novanta per via delle date di scadenza dei contenitori di generi alimentari.
Dall’analisi delle terra di riporto si può dedurre che furono asportati degli oggetti in bronzo e delle ceramiche. Addirittura alcune olle vennero usate come cestino per la spazzatura e poi abbandonate in frantumi.
Per ulteriori informazioni sui
soggiorni di scavo, proposti da Etruria Nova, si può telefonare al numero 349.3613406 o scrivere a
info@etrurianova.org
Fino al 31 dicembre 2011 il
Museo archeologico di Scansano ospita una mostra che mette in evidenza come i signori di campagna etruschi, venuti a contatto con il mondo greco, si siano dedicati in particolare alla produzione di vino che rappresentava al tempo stesso un bene, un segno di distinzione e la bevanda con cui libare tra i vivi e in onore dei defunti.
Sulle sponde dell’Albegna e dei suoi affluenti, grazie ad un’indagine ancora in corso, sono stati ritrovate delle viti «apparentemente selvatiche, ma domestica in antico»
Nicola Dal Falco